Daniela Novello

Daniela Novello nasce a Milano nel 1978.

Al termine degli studi artistici si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Brera, dove nel 2003 si diploma in Pittura. Si dedica alla scultura in marmo, pietre e piombo, per poi iniziare una duratura  collaborazione con la Scuola di Scultura dell'Accademia nel 2005.

La prima mostra personale è Tracce urbane a cura di A. Madesani alla Galleria Quintocortile nel 2009, a cui seguono L'altro mercato (Studio Vanna Casati, Bergamo) e Frammenti silenziosi (Galleria Spaziotemporaneo, Milano) nel 2010; Agganci di fase (Associazione culturale Monteggiori Arte, Camaiore), Camere comunicanti (Galleria Gli Eroici Furori, Milano) e Il giorno imperfetto (Torre Viscontea, Lecco) sono del 2013. Convivio e Il giorno imperfetto sono le due personali del 2015 a Milano, presso Spazio Aperto San Fedele e La Casa della Memoria. 

Nel 2011 è invitata alla Biennale di Venezia, L'Arte non è cosa nostra.

Nel 2008 e nel 2009 vince il Premio Arti Visive San Fedele, a cui seguono le esposizioni Testimonianze del Sacro e Volti del Sacro presso la galleria San Fedele di Milano; nel 2009 vince il premio acquisizione alla Biennalegiovani.monza.09. 

Oltre ad esporre in mostre collettive e in fiere (Arte Fiera, Miart, Lucca Art Fair, Padova Arte Fiera) in Italia e all’estero, riceve commissioni per sculture in Germania, Turchia e Italia.

La ricerca scultorea nasce dall’analisi di oggetti di uso comune connotati da un forte valore simbolico: delle borse o una cravatta, fino all’installazione dei giubbotti di salvataggio. 

Di volta in volta il piombo con il quale sono realizzate le opere assume le caratteristiche estetiche dell’oggetto, così una volta ha i tratti morbidi della seta e del cuoio cuciti, la volta successiva quelli rigidi del nylon dei giubbotti.

Il paradosso che si crea è evidente: nessuno degli oggetti mostrati, sebbene riprodotto fedelmente in misura reale, può essere utilizzato per il suo scopo: lo spettatore è lasciato ad una osservazione puramente estetica e può prendere parte alla situazione e agli spazi emotivi che le installazioni pongono in atto.

La valenza del dettaglio all’interno della ricerca è duplice: da un lato esso connota l’oggetto in ogni minimo particolare affinché questo venga riconosciuto, dall’altro è inteso come la parte del tutto, ovvero gli oggetti riprodotti parlano di un insieme molto più ampio.

Le situazioni create attraverso le installazioni si pongono come un’immagine di fronte alla quale lo spettatore può immedesimarsi, interrogarsi o semplicemente ragionare su che cosa stia accadendo o cosa sia accaduto: tutti i lavori parlano dell’esistenza umana senza che però la figura sia presente.

DANIELA NOVELLO _ CV

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